Double S e la responsabilità medica. «La pandemia non diventi un'endemia giudiziaria»

Nella sede di DoubleS un convegno su diritto assicurativo e responsabilità.


SASSARI. «Bisogna evitare di passare da una pandemia sanitaria a una endemia giudiziaria, con gli operatori che, dopo essere stati applauditi dai balconi, diventino bersaglio di una responsabilità eccessiva, i cui costi andrebbero contenuti e comunque "socializzati". Serve un percorso di pacificazione che continui il percorso tracciato dalla legge Gelli del 2017, che sposti il fuoco dalla responsabilità sanitaria a una sanità responsabile».Ascolta attenta la numerosa platea: assicuratori, avvocati e soprattutto medici. D'altronde l'occasione è una di quelle da non perdere, come sottolinea la presenza in prima fila dell'assessore regionale alla Sanità Mario Nieddu, che lunedì mattina ha aperto i lavori, coordinati dal senatore Carlo Doria, dell'incontro organizzato dalla Double S Insurance Broker guidata da Stefano Sardara nella sua nuova sede in via Mazzini.

La "star" della giornata, dedicata alla responsabilità medica, è infatti Maurizio Hazan, dello studio legale Taurini & Hazan di Milano, uno dei massimi esperti nazionali in diritto assicurativo e responsabilità sanitaria, chiamato a partecipare, in veste di relatore, docente o di chairman, a numerosi convegni e corsi organizzati sul tema, a livello nazionale ed internazionale, oltre che membro del Cda della Fondazione Italia in Salute. «Evidentemente l'emergenza legata alla pandemia ha messo in evidenza alcune difficoltà collegate al fatto che il Covid-19 ha sgretolato regole e certezze», ha sottolineato l'avvocato in un frizzante quanto denso intervento, nel quale passando dal batterista dei Duran Duran Roger Taylor al medico di Alessandro Magno Critobulo ha toccato i principali punti su responsabilità, danno e copertura del rischio clinico.

«Un tema caldissimo - aveva sottolineato in apertura Nieddu - perché la responsabilità medica è un problema che mette a rischio la tenuta del sistema. E la legge Gelli, seppur fondamentale, necessita di un tagliando».«Non dobbiamo mettere - ha sottolineato Hazan - gli operatori sanitari nella condizione di giocare in difesa. Con pratiche omissive, per evitare di correre il rischio di interventi difficili, o commissive, che mirano a costruire una storia clinica inappuntabile prescrivendo analisi ed esami spesso del tutto inutili, come se stessero preparando la difesa a un'eventuale causa. Soprattutto in questi scenari emergenziali, che potrebbero diventare una costante, deve invece ritrovare piena affermazione quel modello di "sanità responsabile" disegnato dalla legge 24/2017, modello fondato sui valori della prevenzione del rischio e della sicurezza delle cure, anche al fine di porre un argine ad una conflittualità nefasta di cui, a maggior ragione in tempo di crisi, davvero non si sente bisogno».

«Non si tratta di porre scudi o di deresponsabilizzare gli operatori sanitari e le strutture di fronte ai possibili danni patiti dai pazienti - ha continuato l'avvocato -. Ma di strutturare una regola che calibri opportunamente il limite della responsabilità. Un troppo disinvolto e distorto ricorso alla leva della tutela giudiziale costituisce infatti un peso economico e morale insostenibile per il sistema sanitario e per l'intero sistema paese.Una legge da ritoccare dunque, ma anche buone pratiche da implementare in uno scenario in continuo mutamento. Una su tutte: «La comunicazione. Si dice che il tempo di comunicazione è tempo di cura ed è fondamentale trovare il tempo di comunicare bene: a livello politico, professionale, ospedaliero. Insomma, la comunicazione è spesso trascurata e molte delle liti nascono proprio da questo. Detto questo, è vero che c'è stata una grossa difficoltà nel riuscire ad accoglierli, i pazienti, prima ancora che a curarli. Sono tutte tematiche oggi caldissime, anche se non di responsabilità del singolo medico o della struttura. Sono delle responsabilità di sistema. Qui ci stiamo occupando delle responsabilità di medici e strutture, ed è lì che dobbiamo lavorare. Poi è ovvio che per consentire a questi operatori sanitari di aiutarci occorre una struttura politica-organizzativa e amministrativa che li metta in condizione di lavorare al meglio»